Il 27 di gennaio, come ogni 27 di gennaio dall’istituzione, definita dalla risoluzione ONU 60/7 del 01/11/2005 durante la quarantaduesima assemblea plenaria, è il giorno della memoria, si ricordano le vittime dell’olocausto.

È necessario imporsi delle profonde e radicali riflessioni, forse oggi serve più di ieri, su una facciata terribile della storia recente dell’uomo; sulle atrocità compiute nei campi di sterminio, nel mezzo di una guerra che ha dilaniato i paesi Europei. Ricordando alcuni passi storici, il termine Shoah è una parola ebraica che significa distruzione, il termine è preciso ed esatto perché l’obiettivo di Hitler era proprio questo: cancellare dalla faccia della terra la razza ebraica attraverso una capillare opera sistematica di sterminio. Il mondo doveva continuare ad essere a disposizione solo per quelli di razza ariana.

Così nel 1941, secondo anno di guerra, Hitler diede il via alla “soluzione finale” della questione ebraica, con le prime deportazioni , i primi campi di grandi dimensioni ed i primi tristemente famosi forni. Si arrivò a tutto questo con buone agevolazioni perché negli anni precedenti , nei territori occupati dai tedeschi e nei territori amici come l’ Italia, furono varate nuove leggi che imposero restrizioni impossibili per gli ebrei. Cominciò anche in Italia una persecuzione vera e propria nel 1938 con l’approvazione delle leggi razziali di Mussolini.

Cosa ci rimane oggi di quelle persecuzioni? Nella mia memoria rimangono bene impresse le foto sbiadite dei primi soldati che entrano per liberarli, ricordo di persone con il fisico consumato da fame, freddo fatiche. Ma ancora più vive sono le immagini che si presentavano su ogni campo liberato. Quei cumuli di morti accatastati ai bordi di grandissime fosse comuni ed in tutti il marchio indelebile delle sofferenze e dei soprusi. Il vero problema è che oggi, a circa ottanta anni da quegli orrori, il tempo comincia ad essere troppo per le testimonianze dirette. Ne restano ben pochi di testimoni e speriamo che il ricordo senza la voce dei sopravvissuti riesca comunque ad essere sempre vivo.

Questo fondamentalmente è il motivo che ci induce il 27 di gennaio a rinfrescare la memoria, il ricordo deve essere sempre vivo come una sorta di fiamma pilota, perché è necessario ricordare per non dimenticare. Ce lo impone la nostra volontà di essere uomini giusti con senso di rispetto nell’uguaglianza e nella libertà, ce lo impone anche la crescita di alcuni movimenti negazionisti ed il nuovo razzismo che sta crescendo in questi anni. Se analizziamo l’Europa ci rendiamo conto che sono troppe le fiammate di antisemitismo e razzismo. Da dopo i nefasti anni della recente guerra nell’ormai ex Jugoslavia, l’Europa è diventata una terra di pace, un insieme di stati che con fatica si sono uniti e con fatica fanno proseguire il progetto di creare un Europa unita. Ma si toccano con mano le difficoltà e c’è ancora molto da fare per garantire questa pace, questa unità e questo grande stato europeo. Molto semplicemente queste difficoltà ci impongono di ricordare per non dimenticare e scegliere un cammino di unione dove i diritti umani siano sempre al primo posto e all’ordine del giorno. film-olocausto-640x320

Giovanni Zambon